lunedì, 23 maggio 2005
"il mio amico immaginario non crede che io esista"
chiedo umilmente perdono. no, non aggiorno. ah, sto aggiornando? oh, davvero? che cosa curiosa...
lo so, non scrivo più, ma il mio non-tempo è inversamente proporzionale alla quantità di studio (enorme e ingombrante) di cui sono vittima, e per quanto io provi non mi riesce di inventare la famosa giornata di 72 ore. che, cmq, avrebbe delle controindicazioni:
pensate alla pillola del giorno dopo. va presa entro 72 ore, che con la rotazione terrestre attuale corrispondono a tre giorni solari. una ragazza che di sabato sera finisce nei guai, al momento, può aspettare il lunedì mattina per andare al consultorio ecc ecc ecc. sono davvero senza cuore se le tolgo questa possibilità. deh-he-he. 'zzi tuoi che scopi, io no, dov'è la giustizia qui? non c'è! e io faccio la giornata di 72 ore, alla facciaccia tua!
ok, discorso inutile, l'economia di parole non fa per me: torniamo al punto in cui dicevo che 'sta benedetta giornata non riesco ad inventarla. quindi non ho tempo per scrivere qui, nein,nein! farete a meno di me!
però, visto che miracolosamente ho trovato da qualche parte (sotto la scrivania? nella borsa? avete ma notato quanto si assomigliano "parte" e "marte"? gli alieni sono tra noi!!) 5 preziosissimi minuti (tacito! non mi avrai!), ne approfitto per scrivervi due righe. leggendo un test, mi sono resa conto di una cosa...
quando sono arrivata a questa domanda:
QUANTI SQUILLI DEL TELEFONO PRIMA DI RISPONDERE?
io non rispondo al telefono, se non so con sicurezza che è per me. in genere lascio che vada mia sorella, se è il tel di casa. se si parla di cellulare, il discorso è diverso: io non tengo la suoneria, quindi le chiamate le perdo quasi tutte ^^' sappiatelo, nel caso vi venisse la malsana idea di dire "tò, faccio una sorpresa alla Bab, la chiamo!".
si, è vero, sono "strana", come qualcuno mi dice spesso.
ah, si, tutto qui. dopo in effetti potrei scrivere qualcosa, ma non assicuro niente: intanto chiedo perdono a tutte quelle ragazze che stamattina hanno aspettato che aprisse il consultorio con il cuore in gola. pat pat, vi capisco, ma siete cmq delle stronze: voi scopate e io no. maledette, maledette.
domenica, 15 maggio 2005
a stefy che ama la vita.
questo è un post serio, quindi se leggete questo blog solo perché pensate che sia tanto divertente potete pure saltarlo a pié pari.
per saltare a pié pari una cosa bisogna unire i piedi e fare un salto in avanti: provateci, è più complicato del previsto, soprattutto se dovete saltare qualcosa di "grosso".
stefy (se volete approfondire leggetevi il suo blog, lo trovate tra i link, "stefy & lore") venerdì scriveva che, guardando le firme di un forum, è rimasta impressionata dall'abbondanza di soggetti ispirati al suicidio e all'autolesionismo: la sorellina le ha poi spiegato che è diventata, questa dell'inneggio al dolore autoindotto, quasi una moda.
ma perché?
credo (ma non è che una mia opinione) sia una forma di affermazione di se. c'è, purtroppo, sempre meno cura per gli altri, l'individualismo e l'egocentrismo sono le filosofie di vita più diffuse. quando gli sguardi delle persone si rivolgono verso un punto che non corrisponde all'esatta posizione in cui si trovano, è sempre uno sguardo perso verso una lontananza di opinioni e avvenimenti che immerge tutto in una cornice di indefinito, ma lascia una sensazione di profonda negatività. allontaniamo lo sguardo da noi stessi e cosa vediamo? vediamo guerra. vediamo corpi di soldati bruciati, trascinati e scherniti e umiliati anche nei loro ultimi resti, che conservano ben poco di umano. vediamo prigionieri nudi, torturati, ammassati in piramidi di corpi senza nome, vivi ma privati di qualsiasi identità, di qualsiasi dignità. vediamo il sangue. vediamo le bugie e, quasi inconsapevolmente, decidiamo se credervi o meno. sentiamo di ragazze violentate e fatte a pezzi, di ragazzi che muoiono in seguito a una rissa, di madri che uccidono i loro bambini. e in tutto questo bombardamento di negatività, quando torniamo a posare lo sguardo su noi stessi, ci sentiamo addosso il nulla.
con tanto male intorno non possiamo che accettare di passare inosservati, con i nostri problemi, le nostre lacrime, magari dolori "semplici" ma che ci pesano addosso con insistenza, aggravati dalla consapevolezza che non saranno ascoltati. nel diluvio dell'informazione al negativo l'unico modo per comunicare il proprio malessere diventa il gesto estremo: allora tutti diranno "era giovane, soffriva, nessuno l'ascoltava" e "ah, come siamo stati sciocchi! ah, come siamo stati egoisti!".
nella fantasia adolescenziale appare con insistenza il mito della "prima morte di tom sawyer". chi ha letto il libro (le avventure di tom sawyer) saprà già che tom e il suo amico huckleberry finn furono, per qualche giorno, creduti morti dai loro compaesani, ed ebbero la curiosa occasione di assistere, non visti, ai propri funerali. di vedersi rimpiangere da persone che li avevano sempre detestati cordialmente, o che raramente gli avevano dimostrato il loro affetto.
nella mente dell'adolescente medio la formula è semplice, date le premesse di cui sopra: "se dimostro di soffrire, allora tutti mi ameranno". ma quanti hanno il coraggio di tentare il suicidio? pochi... ma sempre troppi. e tanti, tanti ci riescono. per tutti gli altri diventa, invece, quasi liberatorio circondarsi di immagini di sangue. esporle, come un contrassegno di identità, come un cartello che vuole urlare al mondo "eccomi, guardate come sto male, soffermatevi per un attimo sulla mia personalità complessa!".
viviamo in una dimesione del "grande" in cui il semplice pianto passa indifferente. del resto, poi, la storia è piena di esempi di autolesionismo e di amore per il sangue, di violenza e di odio verso se stessi. tante volte il suicidio è "vero", in una forma molto "stoica": è una questione di incompatibilità con il mondo. si arriva al suicidio quando ci si sente già fuori. quando, nella nostra mente, per gli altri potremmo essere già morti. e quando dobbiamo sopportare un dolore troppo grande, che ci sembra incurabile e irreversibile.
per il resto, per il dolore "minimo" che contribuisce a gonfiarci il cuore di lacrime e a pesarci sul petto, quasi bloccando il respiro, appare consolante guardar male gli altri, puntargli addosso uno sguardo accusatore in forma di parole, canzoni, o immagini di sangue.
un bacio a te che sei ottimista e felice e piena di sogni :) sono contenta, stefy, che tu sia così!
ps: in questo post NON PARLO di me. non è autobiografico e si, è una psicogeneralizzazione. per quanto mi riguarda penso di essere abbastanza ottimista, ho i miei momenti di allegria e quelli di sconforto ma non penso al suicidio ne voglio dire che tutti gli adolescenti ci pensano. è solo una risposta ad un post ben preciso, e se non ho risposto con un commento è solo perché volevo avere spazio per una riflessione più ampia. se qualcuno di voi si sente in qualche modo offeso o chiamato in causa, beh... mi dispiace e spero che trovi un modo per sorridere e farsi una risata.
pps: se avete una firma sanguinolenta o impressionante toglietela è_é che poi la stefy bedda s'intristisce, e io non voglio ¬¬
martedì, 10 maggio 2005
ah! l'evoluzione della specie umana mi lascia, a tratti, perplessa.
il mondo gira. compie il suo bravo giro su se stesso in 23 ore, 56 minuti e 33 secondi, mentre noi stiamo seduti o camminiamo e parliamo e pensiamo (a volte) e ci preoccupiamo e ce ne freghiamo. intanto, sto stronzo, gira. e lo fa, badate bene, con un certo ritmo, una costanza e una tenacia a noi estranee, tutti persi nelle nostre idee di singoli giramenti, orientati a volte verso destra, a volte verso sinistra poi ci fermiamo. mezzo giro. due passi indietro, mezzo avanti. inciampiamo, bestemmiamo, restiamo fermi per un pò, ci rialziamo. riprendiamo disordinatamente a vagare, con qualche piroetta qua e la. e lui gira. calmo, monotono, eppure fottutamente veloce.
c'è un uccello (ah! maliziosi!) che ha fatto il nido sopra la mia (AH! MALIZIOSI!) tett(AAAAAH!! MALIZIOSI!!!!)oia. s'intende, per tettoia, una roba di resina verde con la funzione di riparare dal sole il balcone che dà sul cortile interno della mia vicina stronza. l'unico balcone che abbiamo, in realtà, se non si conta la terrazza che, da un punto di vista puramente architettonico, non è un balcone. questo uccello cretino, che secondo mio padre è un merlo (e, se lo fosse, sarebbe giustificato, dando al tutto un sapore esotico e un fascino particolare), canta, cinguetta, strepita dall'alba al tramonto. no, un attimo, lo sento ancora: fino a dopo il tramonto. e non l'avevo mai notato più di tanto, se non sporadicamente, trovandolo quasi piacevole. fino ad una settimana fa, quando mia madre ha pensato bene di informarmi, tutta divertita, della sua scoperta di questo nuovo inquilino. ah! che ridere! da quel giorno ce l'ho sempre nelle orecchie, e ho il sospetto che mi segua anche a scuola. maledetto, se leggi (ma che cazzo sto dicendo??) sappi che ti tirerò il collo!
ho trovato la coscienza di zeno! tombola, bingo, scala reale! ora è qui accanto a me, edizione cartonata, sovraccoperta verdino chiaro (si, l'edizione di Repubblica), e mi guarda male. giuro, mi odia. credo che avremo un rapporto complicato e conflittuale, tendente al macabro, fortemente istintivo, rancoroso. gli ho detto "non ho tempo di leggerti!" e lui mi ha fatto una pernacchia psicologica. cominciamo bene!
ho una terribile voglia di gelato. io ho sempre voglia di gelato, e non so se questo si possa accomunare ad una qualche sindrome freudiana a sfondo sessuale. ah, per la cronaca, non voglio andare a letto con mio padre e non voglio uccidere mia madre. non nell'immediato futuro, almeno; e mi riferisco all'omicidio.
lunedì, 09 maggio 2005
per la serie che io le promesse le mantengo :D
ah, e ora vado a farmi un caffé, e poi studio, e poi mi faccio un'altra doccia che si muore di caldo.
e poi torno qui e scrivo un post come si deve.
domenica, 08 maggio 2005
bab-bab-bab
sono più le creature acquatiche o quelle terrestri, comprese pulci e formichine? beh, pensate al plancton.
i pesci potrebbero colonizzarci molto prima degli alieni.
ah, sapete che hanno una memoria di 7 secondi? per chi ha amato Nemo, e più precisamente Dory, si spiegano così molte cose...
cambiando discorso:
tu, sappi che ieri stavo per comprare un costume vagamente trasparente e con i laccetti sullo slip ;) ma alla fine non l'ho comprato u_u
visto che non ho altro da dire, per una volta mi omologo alla massa e lascio il testo di una canzone :D
Beach Boys, Babbara Ann
Ah, bab bab bab bab-arbara ann
Bab bab bab bab-arbara ann
Oh barbara ann, take my hand
Barbara ann
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann bab bab
Bab-arbara ann
Went to a dance, lookin’ for romance
Saw barbara ann, so I thought I’d take a chance
With barbara ann, barbara ann
Take my hand
You got me rockin’ and a-rollin’
(oh! oh!)
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba ba ba ba black sheep
Ba ba ba ba barbara ann
Ba ba ba ba barbara ann
Barbara ann, take my hand
Barbara ann
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
(let’s go now!)
(ow!)
(hal, and his famous ashtray!)
(you smell like rocky. you’re always scratchin’ it.)
(hey, come on!)
(scratch it, carl, scratch it, baby, right over there.
Down a little lower. down a little lower!)
(saw-- tried--)
Tried peggy sue
Tried betty lou
Tried mary lou
But I knew she wouldn’t do
Barbara ann, barbara ann
Take my hand
Barbara ann
Take my hand
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
Ba ba ba ba barbara ann
Ba ba ba ba barbara ann
Barbara ann
Take my hand
Barbara ann
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
Barbara ann, barbara ann
Oh, barbara ann, barbara ann
Yeah, barbara ann, barbara ann
Barbara ann, barbara ann
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
(let’s try that again. one more.)
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
(ha ha. let’s try it one more time.)
You got me rockin’ and a-rollin’
Rockin’ and a-reelin’
Barbara ann ba ba
Ba barbara ann
(let’s try it once more.)
(one more time. more artistic flavor.)
One more time
You got me rockin’ and a-rollin’
Barbara ann
Woah
You got me rockin’
You got me rollin’
Oh, barbara ann
(thank you very much, folks.)
(thanks, dean.)
(yeah, it’s not bad.)
giovedì, 05 maggio 2005
di varie vicissitudini
qui ci sarebbe stato proprio bene un post divertente sul nuovo cellulare di mio padre e sulla mia nuovissima caffettiera da una persona. ma essendo mio padre appena partito per barcellona e avendo io, circa un'ora fa, bruciato la mia povera Peppina (mi sono addormentata mentre il caffé era sul fuoco, segno che cmq sono una ragazza stressata e dovreste compatirmi, non darmi della cretina come state per fare) ho deciso di ripiegare su argomenti più, diciamo, seriosi.
dopo un rapido calcolo di tutte le cose che ho da studiare, dopo essermi accorta che sono cmq troppe e ancora dopo aver deciso di lasciar perdere in virtù del "è una brutta giornata", mi sono messa a cercare "la coscienza di Zeno", visto che lo devo leggere per scuola. naturalmente non l'hoancora trovato, ma ho tirato giù dallo scaffale, in onore della letteratura...
"Troppo buoni con le donne", di Quenau.
"Madame Bovary", di Flaubert.
"Nanà", di Zola.
su quest'ultimo ho qualche dubbio, ma sono abbastanza incuriosita dato che è citato ogni due righe nel libro di italiano, mentre il professor P ha casualmente evitato di nominarlo. strano, molto strano, visto che mentre spiega, di solito, legge dal libro. (professor P, se leggi, sappi che abbiamo capito tutti il tuo sporco trucco, ma sei un siciliano simpatico e ti perdoniamo. a patto che ci passi la versione all'esame).
ora vado, devo trovare la coscienza di Zeno, è fondamentale. credo.
lunedì, 02 maggio 2005
scene di vita familiare
atto I, scena I
corridoio
io sto spazzando, prestando particolare attenzione agli angoli e, lo ammetto, pensando ad altro.
mia madre: -nervosa- basta scopare negli angoli, che c'è tutto il pavimento!!
atto I, scena II
cucina
mia sorella sta lavando i piatti.
mia madre: -seria- anna, lascia perdere i piatti, è compito di papà! lo sai bene che fa solo quello: lui non scoperà mai!
atto II, scena I
a pranzo
abbiamo appena finito di mangiare.
mio padre: grazie a Dio, abbiamo mangiato anche oggi.
me: -seria- prego, prego.
e dopo queste pillole di saggezza vi mollo di nuovo. ah-ha. non sperate in post troppo lunghi!